Sanzio, futuro merci per l'aeroporto
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Sanzio, futuro merci per l'aeroporto
Buone notizie quelle arrivate dal Ministero delle Infrastrutture. L'aeroporto di Falconara è stato inserito tra quelli di interesse nazionale nell'atto di indirizzo firmato dal ministro Corrado Passera. D'accordo con il governatore Spacca che parla di "grande risultato" ma al di là di facili entusiasmi, come mio costume, preferisco analizzare la situazione e cogliere aspetti che forse sfuggono ai più.
Questo inserimento significa che al Sanzio continueranno ad arrivare fondi statali per rinnovare le piste e le infrastrutture. Dove impiegare le risorse? Per quanto riguarda il settore turismo/passeggeri, il nostro aeroporto è stato "premiato" – rispetto a Perugia e Forlì ad esempio che dovranno cavarsela con l'aiuto delle Regioni o di privati – perché è l'unico delle Marche.
Non c'è un altro motivo. Diverso il discorso se si parla di merci. I cargo. La verità è che se siamo stati compresi tra gli scali d'interesse a livello nazionale, lo dobbiamo principalmente alla nostra posizione geografica e alla unicità delle nostre infrastrutture (porto, aeroporto e interporto nel raggio di 30 chilometri) senza dimenticare la presenza della stazione ferroviaria di Castelferretti a due passi dal Sanzio.
Solo Malpensa, Venezia e Fiumicino hanno binari ferroviari a ridosso delle piste di decollo e atterraggio. Certo bisogna implementare la rete ferroviaria e per fare questo il Ministero delle Infrastrutture metterà a disposizione le risorse necessarie. Occorre però concentrarle sulle merci, settore che in questi anni non è stato interpretato come prioritario dall'attuale dirigenza di Aerdorica che ha preferito puntare sui passeggeri e sul turismo. Aerdorica parla di trionfo per 90mila passeggeri in più in sei anni. A noi sembrano un risultato assia modesto rispetto alla risorse che sono state impegnate.
Bisogna pensare in grande. Ragionare in rete. Ad oggi, aeroporto e Interporto non dialogano tra di loro quando invece occorrerebbe un'unica direzione manageriale. E bisogna anche stringere patti commerciali con gli altri scali. Rimini fa numeri da gigante sul turismo ma non ha infrastrutture per le merci. Bologna ne ha troppe e le dirotta a Malpensa. Ecco che allora le Marche devono aprirsi. Non chiudersi all'interno dei propri confini come spesso accade.
L'implementazione del traffico merci, quell'intermodalità di trasporti nave, gomma, ferro e aria che anche la Camera di Commercio di Ancona vede come un'opportunità da sfruttare, diventa prioritaria. Un nuovo modello di sviluppo che porta con sé anche nuova occupazione, posti di lavoro che tornerebbero dopo essere saltati per il volersi aggrappare a modelli obsoleti in un mondo profondamente trasformato.
