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Liste civiche o partiti: chi riesce meglio a rispondere ai cittadini?
Non è facile rispondere a questa domanda, oggi sempre più ricorrente tra opinionisti, sondaggisti e studiosi vari. C'è chi vede nelle civiche solo cartelli che nascono e finiscono in pochi mesi di campagna elettorale, altri che le giudicano come la risposta più genuina della base alle logiche verticistiche e spesso sorde dei partiti politici, la panacea contro i furbi, i ladri, il decadimento morale dell'essere amministratori. Come sempre, visto che di cose umane stiamo parlando, è vero tutto e il contrario di tutto. Per come la vedo io, dipende, oltre che dalle persone, dalle dinamiche storiche, dalla contestualizzazione dei fatti e degli avvenimenti, dai valori in auge nel momento in cui si vive. Come dire? Un pò ineluttabilmente, da corsi e ricorsi storici. Ma non bisogna farsi prendere dallo scoramento o dalla rassegnazione. Un pò di analisi va fatta. Altrimenti che campiamo a fare? Per cui, rimboccandoci le maniche e aguzzando per una volta ancora il sempre latente spirito critico, dico che una civica, un movimento circoscritto a livello territoriale non sono, per definizione, garanzia di integrità e onestà intellettuale, come chi milita in un partito non è per forza di cose un amorale o, per essere più gentili, un démodé.
Non è facile rispondere a questa domanda, oggi sempre più ricorrente tra opinionisti, sondaggisti e studiosi vari. C'è chi vede nelle civiche solo cartelli che nascono e finiscono in pochi mesi di campagna elettorale, altri che le giudicano come la risposta più genuina della base alle logiche verticistiche e spesso sorde dei partiti politici, la panacea contro i furbi, i ladri, il decadimento morale dell'essere amministratori. Come sempre, visto che di cose umane stiamo parlando, è vero tutto e il contrario di tutto. Per come la vedo io, dipende, oltre che dalle persone, dalle dinamiche storiche, dalla contestualizzazione dei fatti e degli avvenimenti, dai valori in auge nel momento in cui si vive. Come dire? Un pò ineluttabilmente, da corsi e ricorsi storici. Ma non bisogna farsi prendere dallo scoramento o dalla rassegnazione. Un pò di analisi va fatta. Altrimenti che campiamo a fare? Per cui, rimboccandoci le maniche e aguzzando per una volta ancora il sempre latente spirito critico, dico che una civica, un movimento circoscritto a livello territoriale non sono, per definizione, garanzia di integrità e onestà intellettuale, come chi milita in un partito non è per forza di cose un amorale o, per essere più gentili, un démodé.L'aspetto veramento positivo di una lista civica è, probabilmente, la libertà di dibattito interno, senza l'inquinamento interessato del caporione di turno. O dell'ordine di scuderia. Il che riesce ad ampliare la partecipazione dei cittadini, poco avvezzi nel comprendere la "ragion di Stato" se questa appare nuocere al territorio. A Falconara il quesito in questione ce lo ponemmo già nel 2011 quando prese corpo l'intuizione di Uniti per Falconara, la civica espressione del gruppo di consiglieri e assessori che aveva lavorato tenacemente fin dal 2008 per salvare la città dal default, recuperare credibilità in ambito sovraccomunale, ridare speranza a una popolazione alle corde. Una crisi, ereditata dalle pluridecennali amministrazioni precedenti, in anticipo rispetto alla grande crisi internazionale e affrontata con chirurgiche operazioni di bilancio messe in campo, ben prima che in Italia arrivasse l'epoca dei tagli dello Stato. Tutti obiettivi raggiunti a dispetto dai tanti (troppi) scettici e anche di qualche immancabile gufo di turno. Uniti per Falconara, dunque. Una lista che ha coagulato storie ed esperienze diverse, persone con formazioni culturali differenti, libere di esprimere le proprie opinioni – anche scontrandosi, perché no – ma unite nell'impegno personale e nel fine di fare il meglio per la nostra città.
Un impegno che ci è stato riconosciuto dai cittadini – che ci hanno confermato nel 2013 – ma che non è esente da limiti. Primo fra tutti, l'isolamento, un rischio che, anche oggi, è sempre dietro l'angolo. I partiti tradizionali avevano (anche se molti di loro hanno smarrito questa caratteristica) la bontà di incentivare la tessitura di rapporti sovraccomunali. Di unire gli intenti. Come lo stesso sindaco Brandoni ha ricordato pochi giorni fa al consiglio comunale aperto di Camerata Picena sulla questione del campo profughi alle Saline "non si può più ragionare per piccoli comuni ma occorre lavorare insieme per ambiti omogenei". Niente di più giusto. Ecco, forse l'appunto che ci si può fare è quello di aver speso tanto per Falconara ma aver allacciato, solo sporadicamente, rapporti con altre realtà a noi simili.
Nella coalizione di maggioranza, tuttavia, qualcosa si muove. Insieme Civico, ad esempio, è entrata di recente a far parte della prima Confederazione delle Liste Civiche della Vallesina. Ne fanno parte, al momento, oltre alla civica falconarese, anche Insieme Civico Jesi, ApertaMente Chiaravalle, Impegnati per Monsano e Torre Civica di Castelbellino. Obiettivo: “unire le forze, avere strategie comuni e discutere insieme dei temi importanti del nostro territorio" ha spiegato il coordinatore Marco Giampaoletti. Nel frattempo, ad Ancona, si assiste alla nascita di Progetto Città, intergruppo formato da cinque consiglieri civici di opposizione (La Tua Ancona, 60100 Ancona più Simone Pizzi). Penso, quindi, che Uniti per Falconara debba fare un passo in avanti. Pur mantenendo la sua autonomia, ad Upf farebbe bene entrare in una logica di Rete Civica aperta al territorio, pronta a sposare battaglie comuni (come nel caso della mozione contro il centro profughi, per ora votata a Camerata ma redatta in collaborazione con i consiglieri falconaresi presenti), ad ampliare gli spazi di confronto, interpretare l'attualità e fornire il maggior supporto possibile all'amministrazione cittadina. Perché i Comuni non sono Principati autonomi. E alla lunga l'azione amministrativa diventa asfittica se non si confronta con l'esterno, come diventa sorda se non dibatte al suo interno.
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Roccheggiani e Badiali, impianti a livello regionale da vivere
Impianti sportivi da vivere 365 giorni l'anno. Tra attività agonostica, di base ed eventi. Velleità per Falconara? Direi di no dopo aver assistito, nei giorni scorsi, all'iniziativa organizzata dall'associazione sportiva Sogni e Passioni, la stessa che qualche tempo fa ha portato Javier Zanetti a calciare per beneficenza al PalaBadiali. Iniziativa, il Torneo 25 Aprile, arrivata alla quarta edizione e dedicata ai baby calciatori nati tra il 2004 e il 2009. Tra giocatori, allenatori, accompagnatori e genitori, circa 2000 persone.
Impianti sportivi da vivere 365 giorni l'anno. Tra attività agonostica, di base ed eventi. Velleità per Falconara? Direi di no dopo aver assistito, nei giorni scorsi, all'iniziativa organizzata dall'associazione sportiva Sogni e Passioni, la stessa che qualche tempo fa ha portato Javier Zanetti a calciare per beneficenza al PalaBadiali. Iniziativa, il Torneo 25 Aprile, arrivata alla quarta edizione e dedicata ai baby calciatori nati tra il 2004 e il 2009. Tra giocatori, allenatori, accompagnatori e genitori, circa 2000 persone.Sono venute a Falconara squadre da tutte le Marche: 45 in tutto. Per mini partite che hanno interessato anche le ragazze del calcio a 5 femminile, categoria Allieve. Una grande festa, che Sogni e Passioni ha organizzato in collaborazione con il Comune, il Città di Falconara e l'aiuto di tanti sponsor privati che hanno sostenuto l'iniziativa. Il Roccheggiani, perfetto nonostante la pioggia torrenziale del giorno precedente, ha ospitato unitamente al Palasport Badiali.
Due impianti che vorrei vedere sempre così e per i quali la giunta comunale sta lavorando per investire nei i prossimi anni consistenti risorse pubbliche. Per gli impianti sportivi auspichiamo lavori per oltre 1 milione di euro che interesseranno, oltre ai due già citati, anche lo stadio Fioretti e il campo sportivo Amadio.
Due impianti che vorrei vedere sempre così e per i quali la giunta comunale sta lavorando per investire nei i prossimi anni consistenti risorse pubbliche. Per gli impianti sportivi auspichiamo lavori per oltre 1 milione di euro che interesseranno, oltre ai due già citati, anche lo stadio Fioretti e il campo sportivo Amadio.
Come detto più volte, la posizione geografica di Falconara, baricentrica rispetto alla regione, facilmente raggiungibile da strade e autostrade, rende appetibile l'uso dei nostri impianti per grandi manifestazioni. Sta a noi mantenere fruibili le strutture e farle essere pronte a servizio dell'intero territorio.


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Quando Falconara chiama, noi siamo pronti
Inizia una nuova avventura. In un settore importante come quello dell'Urbanistica. È con rinnovato slancio che intendo dedicarmi al nuovo incarico e ringrazio della fiducia e degli atti di stima esternati dal sindaco Goffredo Brandoni. Da parte mia ho sempre considerato l'incarico pubblico un servizio da rendere alla collettività e spero di non deludere i cittadini. So che la vita politica è composta anche di momenti difficili e di incomprensioni. La virtù sta nell'essere in grado di superarli.Con il dialogo, il dibattito e il confronto. Interpreto questo nuova e, in parte, rinnovata esperienza come un contributo, anche personale, affinché le intenzioni diventino realtà o, quanto meno, si pongano le basi per programmare e disegnare un futuro per la città e per il territorio che la circonda. Un futuro di sviluppo, di trasformazione di crescita economica, ambientale e culturale. L'attenzione dovrà essere posta soprattutto per le nuove generazioni affinché possano cogliere le possibilità e le occasioni più fruttuose sul piano occupazionale, in quello delle relazioni sociali e nell'amore vero verso un territorio fragile e da salvaguardare, sì, ma che ha tanta potenzialità inespressa. Chiedo per questo l'aiuto di tutti. Delle associazioni di qualsiasi orientamento ed estrazione culturale, ma anche delle forze politiche, rappresentate o meno in questo consiglio comunale, pur nel rispetto di posizioni diverse, ma in un clima di costruzione e di concordia.
Per quanto riguarda il resto della giunta, ho sempre sostenuto che la vera forza di questo gruppo politico e il saper trovare la strada verso il bene e il miglioramento della città discutendo, sapendo dibattere e trovando alla fine la necessaria compattezza che serve per amministrare in tempi difficili come quello che viviamo. Chi ci critica ha parlato di me, ma anche dell'uscente presidente del consiglio, Marco Giacanella, o dell'assessore uscente Fabio Marcatili come di "vittime" di una faida interna. È difficile capire un tale atteggiamento proprio in un periodo storico in cui si accusa tanto la degenerazione della politica. Delle parole strumentali e "interessate" non mi curo. A chi parla, invece, in maniera genuina dico che i cambiamenti, la rotazione degli incarichi, le idee nuove, fresche dei più giovani e le riflessioni, i consigli dei più anziani contribuiscono proprio a cambiare e migliorare la politica nel concreto. Il nostro è disinteressato spirito di servizio. Lo stesso che dal 2008 ci ha consentito di salvare una città alla sfascio e di instradarla verso una normalità con punte di eccellenza. Un sentimento che coinvolge tutti. Sindaco, giunta, consiglieri e anche i non eletti. Quando Falconara chiama, noi siamo pronti.
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Aeroporto di Falconara, basta improvvisazioni: si torni a volare
Purtroppo l'aeroporto di Falconara è sempre stato sentito non come una opportunità o una vera risorsa, ma come un corpo estraneo e non solo dalla comunità cittadina. Come se non ci appartenesse affatto. Un non luogo a se stante. Finiti i riflettori mondiali – che i più hanno guardato con noncuranza, quando non con vera e propria indifferenza – si è tornati nell'anonimato senza cogliere invece l'onda lunga di quel periodo. Il mio pensiero è che si dovrebbe iniziare una buona volta a considerare il sito aeroportuale e i servizi connessi come infrastruttura strategica del territorio, al servizio di tutte le Marche, del versante Adriatico, dell'intero Centro Italia e per questo catalizzatore di opportunità, fonte di potenziale sviluppo. Altro che immiserirci in sterili polemiche con Rimini o altri attori casalinghi!
Ma che fare? E soprattutto come? Partiamo da Aerdorica, la società che gestisce lo scalo, da tempo alle prese con una difficile privatizzazione, buchi di bilancio e stipendi arretrati da pagare, un precedente cda dimissionario per incompetenza (il bando per la privatizzazione bocciato da Enac con conseguente allontanamento di possibili acquirenti è lì a testimoniarlo) e l'ancor prima direttore generale protagonista di una gestione davvero discutibile. Basta improvvisazioni. Aerodorica deve essere messa in mano a persone esperte che non si riempiano la bocca solo con la parola "turismo". Siamo un aeroporto votato al cargo. Abbiamo spazi, l'Interporto di Jesi a poco più di 10 chilometri e il porto di Ancona a 16. Eppure si rincorrono da tempo i "salvataggi di emergenza" della società e si accumulano debiti: a oggi, una quarantina di milioni, comprese tasse comunali non pagate: Falconara deve avere circa 1 milione tra Imu e Tarsu/Tari. "Rilancio" è la parola d'ordine che si ripete di volta in volta sulla bocca dei politici di turno.
All'ultima ricapitalizzazione, la Regione Marche ha messo sul piatto 3 milioni di euro. Noi, come Comune, abbiamo ritenuto di non partecipare, non potendo aggravare ancora di più ai cittadini la già pesante situazione finanziaria ereditata dal passato. La nostra quota in società, già minima, è diminuita, ma comunque ci consente di sedere al tavolo dell'assemblea dei soci. E, in tutti i casi, siamo sempre, vivaddio, il Comune ospitante! Ancona, che spesso dimentica di essere il capoluogo della nostra regione, è uscita di scena vendendo tutte le sue quote. La Camera di Commercio di Ancona, di contro, ha confermato la volontà di proseguire. Il presidente Giorgio Cataldi ha dichiarato all'Ansa di aver preso atto del lavoro del nuovo managment e, citando il ripristino del secondo volo per Monaco, hub intercontinentale, l'accordo con Costa Crociere per un volo su Dubai (home port della compagnia), il lavoro costante con i più importanti operatori merci, ha detto di ritenere lo "un fattore imprescindibile per la competitività e lo sviluppo dell'intera regione". Il nuovo dg, Andrea Delvecchio ha parlato di "grandi potenzialità inespresse", ha detto di voler partire con il piano di privatizzazione e di voler consolidare il settore del trasporto merci.
Speriamo sia la volta buona. Il dubbio è che senza una vera unità d'intenti – ed è per questo che da tempo parlo di managment unico tra Autorità Portuale, Interporto e Aerdorica – si rimanga con la solita frammentazione che non porta da nessuna parte se non a collezionare titoli sui giornali vuoti di concretezza.
Tornando a Sarajevo e all'iniziativa organizzata dal Comune e dalla dinamica associazione Futura, il mio auspicio è che si possa tornare a parlare di aeroporto con prospettive. Nonostante siano passati 20 anni di nulla o quasi, penso sia il caso di riprendere un discorso di amicizia e vicinanza tra le due sponde dell'Adriatico. L'Italia ha forti legami con tutti i Paesi della ex-Jugoslavia. Con la Bosnia, in particolare, l'interscambio commerciale vale oltre 1,5 miliardi di euro, il Ministero degli Esteri ha recentemente sottoscritto un accordo bilaterale in materia di cultura, istruzione e sport e la Protezione Civile guida un programma europeo per prevenire e intervenire in caso di calamità naturali. Insomma, ci sono opportunità per le nostre imprese e, allo stesso tempo, possibilità per l'economia bosniaca e non solo di riprendersi e ripartire. E dalle Marche? Oggi voliamo su Spalato, Zara e Tirana. Possiamo e dobbiamo pensare a espandere i nostri orizzonti. Se deve essere Macroregione Adriatico Ionica, questa è quella che, nel concreto, preferiamo!
