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Un grande successo: Grazie!
Cari AMICI del G.A.S.- Gruppo AMICI per lo SPORT, Esino Volley, Titolari Touring Hotel ed Amministrazioni Chiaravalle, Montemarciano, Monsano e Monte San Vito: voglio soltanto dirvi GRAZIE.

Ho partecipato a tutte le riunioni indette dal G.A.S. ma, purtroppo, ho dovuto seguire l’evento rinchiuso in casa costretto da un febbrone da cavallo ma questo non mi ha impedito di tenermi aggiornato sul successo ottenuto dalla manifestazione incentrata sullo Sport impostato nel perseguire due basilari principi della nostra vita:
1) ogni confronto è momento di crescita;
2) lo Sport come Pensare agli Altri e quindi in completa sintonia con il messaggio TELETHON il cui logo ha costantemente primeggiato su tutte le varie immagini della stessa manifestazione.
1) ogni confronto è momento di crescita;
2) lo Sport come Pensare agli Altri e quindi in completa sintonia con il messaggio TELETHON il cui logo ha costantemente primeggiato su tutte le varie immagini della stessa manifestazione.
Ho osservato le tante foto che avete inserito su f.b. certamente tutte belle ma sono stato molto colpito da quelle che rappresentavano
Infine la nostra collaboratrice del Comune di Falconara signora Alessandra Silenzi, che ha partecipato con passione per tutto il periodo sin dalle prime riunioni, mi ha detto che tutte le società sono rimaste fino alla fine per la premiazione: reputo questo atteggiamento degli oltre 300 ospiti,provenienti da varie città che hanno visitato i nostri territori, come un segno di stima e ringraziamento (non parole ma fatti concreti) verso l’importanza della manifestazione.
Infine tengo a sottolineare lo storico momento di cooperazione tra i vari comuni del territorio: Chiaravalle, Falconara, Montemarciano, Monsano, Monte San Vito e di due diversi Sport come Pallavolo<e>Calcio a 5: solo insieme si vince..!!!
Grazie, Grazie, GRAZIE . . .
Vostro affezionato “AMICO” Vice Sindaco Assessore allo Sport Clemente Rossi
Vostro affezionato “AMICO” Vice Sindaco Assessore allo Sport Clemente Rossi
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Europa: Successo o Errore?
A molti è, forse, sfuggita una intervista imponente e molto importante apparsa su qualche giornale, diremmo di controinformazione.Anzi è quasi un saggio, pubblicato in tre puntate, a firma del Professor Giuseppe Guarino.
Guarino, per chi non lo sapesse, è Professore Emerito dell'Università La Sapienza, Socio dell'Accademia dei Lincei, ha anche insegnato nelle Università di Sassari, Siena, Napoli; Ministro delle Finanze nel 1987 e dell'Industria nel 1992; collega di Francesco Cossiga; esaminatore di Giorgio Napolitano e Mario Draghi, per restare ai più noti.
Queste notazioni sono necessarie, per delineare il personaggio, tra l'altro europeista convinto della prima ora.
E proprio ieri ha tenuto sul tema un Convegno all'Università di Pescara "Gabriele D'Annunzio" dal titolo (incredibile) "Un golpe di nome Euro"!
Lontano da me il tentativo di spiegare compiutamente il suo pensiero. Non ne sarei, onestamente, in condizione.
Vi offro solo alcune pillole; sperando, magari, di averlo ospite tra noi, in un futuro ravvicinato.
Egli è molto anziano, ma in barba all'età da dei punti a molti giovani, compresi qualcun altro malato di giovanilismo. La tentazione dei soliti noti potrebbe essere anche quella di deriderlo o, più probabimente, far cadere le sue affermazioni nel silenzio. Forse farebbero meglio a provare di confutare le sue affermazioni o il suo ragionamento.
1° Pillola:
L'Atto Unico Europeo e il Trattato dell'Unione Europea, documenti fondanti dell'Europa Unita, si limitavano a creare un Mercato Unico, non ancora una Unione Economica vera e propria. Questa, che doveva essere il vero obiettivo finale, avrebbe dovuto essere il risultato di un processo, al termine del quale si sarebbe dovuto gradualmente giungere anche alla adozione della moneta unica.
2° Pillola:
Attraverso il varo del Regolamento il 1466/97, la Commissione Europea, vera regista più o meno occulta dell'operazione, approfittando della fortissima volontà, ma anche della loro scarsa consapevolezza, dei Governi dell'epoca, unitamente alle loro sostanziali debolezze e incertezze politiche, vincolò in maniera decisiva le leve di politica economica dei singoli stati, spossessandoli, di fatto, della loro sovranità in materia.
3° Pillola:
La creazione della moneta unica (l'Euro) nacque subendo il dictat della Germania, poiché doveva somigliare, in tutto e per tutto (come un dogma), al Marco. Che significava? Di fatto in cima all'obiettivo, nonché al metodo per il suo raggiungimento, si collocava una estrema rigidità: a tutti i costi si sarebbe dovuto combattere l'inflazione. Ogni altro elemento era da considerarsi secondario, complementare o successivo.
Di qui le condizioni più rigorose e gli aspetti più eclatanti. Un sottile, cioè, e angusto sentiero da percorrere: Il deficit pubblico annuale sotto il 3% e il suo indebitamento complessivo al 60% rispetto al Pil. (meno il Regno Unito, che si dichiarava fuori dall'Euro).
Cioè prima che ci si accordasse sulle caratteristiche della moneta, a seconda delle variabili e delle dinamiche economiche possibili e realistiche dei singoli stati, sono state concordate le misure, i limiti, i rapporti che avrebbero condizionato l'intera architettura del sistema.
4° Pillola:
Ne discende che ad ogni singolo Stato è, in sostanza, fatto divieto di indebitarsi, anche se un equilibrato indebitamento può essere utile o necessario per cogliere occasioni produttive.
Viene, di fatto, preclusa la possibilità di crescita, non sfruttando, ad esempio, inventiva, rischio di impresa, know tecnologico o culturale.
Solo chi si trova in quei famosi parametri citati può avere occasioni di investimento, usando un eventuale surpls per avviare o procedere nella crescita.
Questo è ciò che sta accadendo, secondo Guarino.
Cioè l'Italia o Paesi similari non ha la possibilità oggettiva di tentare di percorrere la via dello sviluppo, se non nella misura e nei tempi suggeriti, o imposti, dalla Commissione Europea.
Questi Paesi, tra cui l'Italia, sono in mano delle Economie più forti, nell'ambito dello stesso quadrante europeo.
Alcuni economisti all'epoca, tra cui anche italiani, come Guido Carli, si accorsero della trappola in cui il sistema rischiava di accartocciarsi e introdussero il meccanismo (o il ragionamento) delle linee tendenziali.
Cioè non è importante che raggiunga quei rigidi parametri. E' virtuoso, e per certi aspetti, decisivo, che tu ti avvicini o ti muova in direzione di quei parametri, al fine di essere in diritto o in condizione di liberare risorse interne o comunitarie spendibili e introdurle nel ciclo degli investimenti.
Il ragionamento è quello di stabilire un metodo di flessibilità che non penalizzi i vari attori nazionali.
Ma è proprio nel calcolare o nello stabilire una serie di coefficienti e di livelli da raggiungere (è proprio quello che sta accadendo in questi giorni) che si sfoga, in un tripudio burocratico, tutta la tecnocrazia europea.
Alza o abbassa, chissà forse a proprio piacimento, semafori verdi, gialli o rossi, nei riguardi delle varie economie nazionali.
In realtà la Commissione sembra obbedire al dictat dei più forti, economicamente o politicamente.
In una parola, l'Europa dei tecnocrati e dei ragionieri sembra completamente avulsa dalle dinamichde reali, dalla cultura dei popoli, dalla loro storia, dalle esigenze della colletività.
Una Europa che dirige, senza interpretare.
Una Europa che altezzosa indica la strada del futuro, senza importarsi del quadro di consapevolezza dei cittadini.
Una Europa senza consenso vero dei suoi cittadini.
A larghe linee e in maniera molto semplificata è questa la fotografia di Guarino.
Il grande accusato è il Regolamento 1466/97 che attuò, in senso tecnico, un vero e proprio Golpe, inacanalando la gestione economica e politica in stretti e angusti limiti, quasi in un percorso labirintico.
Il trattato originario stabiliva invece che il conseguimento dello sviluppo economico avrebbe dovuto essere affidato alle politiche economiche di ciascuno degli stati membri, che avrebbero dovuto tener conto delle condizioni vere e reali delle economie dei propri paesi.
Le politiche economiche avrebbero potuto utilizzare all'occorrenza l'indebitamento, entro determinati limiti, per realizzare l'obiettivo finale.
Il regolamento, invece, abroga tutto questo e le politiche economiche degli stati sono state di fatto cancellate.
All'obiettivo dello sviluppo è stato sostituito un risultato consistente nella partà di bilancio a medio termine.
Secondo il Trattato originario è la gestione della moneta a doversi adeguare alla realtà.
Secondo il Regolamento è la realtà che deve adeguarsi alla moneta.
Ma che fare oggi?
Il Professore si cimenta, senza iattanza e senza avere la verità in tasca, in possibili soluzioni o vie di uscita.
La fa timidamente, ma con serietà.
Esse sono:
1) Derobotizzare il sistema. Restituirlo cioè alla discussione e al confronto fra gli Stati, in particolare gli Stati fondatori;
2) Stilare un nuovo accordo fra tutti gli Stati membri e e offrirlo alla riflessione generalizzata di tutti i cittadini, attraverso dibattiti, confronti, referendum consultivi o propositivi;
3) Se questa via fosse troppo impervia o troppo lunga rispetto alle esigenze o alle dinamiche in atto, mondiali o europee, potrebbe essere opportuno lavorare affinché possa essere raggiunto un accordo da un numero limitato ma significativo di Stati europei per uscire, anche temporaneamente dall'Euro.
Se si riuscisse , partendo da un piccolo gruppo, a creare un potere politico unico che gestisca una moneta comune, su aprirebbe un sentiero.
Forse se ne aggiungerebbero lungo il cammino altri e l'aggregazione di un piccolo gruppo renderebbe più facile la sperimentazione di forme organizzative anticipatrici di quelle definitive.
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Straordinaria performance della Banda di Castelferretti 26 Dicembre, Palariuti. Omaggio a Verdi, accattivanti le majorettes. Ciascun pezzo è stato commentato dall'eccellente doppiatore Violini. Sembravano parole che perfettamente ricalcavano la problematica dell'oggi.
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Aerdorica, quanta confusione
A marzo, con i soliti toni trionfalistici, ci dicono che il Sanzio vola: turisti a go-go, traffico in aumento. Poco dopo, gelata improvvisa: il grosso degli imprenditori va via sbattendo la porta. Non intendono rischiare anche se questo dovrebbe essere il primo comandamento di un vero imprenditore. La Regione acquisisce il capitale sociale residuo. Con i soldi della collettività, ovvio. Mi chiedo: responsabile acquisizione o spericolata operazione?
Sfuma anche l'accordo con Eurnekian, il famoso imprenditore argentino che in due anni ha fatto tanto parlare e suonare le fanfare della Regione. Lui è scomparso e al suo posto si è fatto vivo un fondino finanziario di incerta provenienza. Meglio di niente, noi aspettiamo ancora.
Ai piani bassi, intanto, un bel numero di dipendenti resta per mesi senza stipendio nel silenzio generale da parte del management. Molti lavoratori indiretti perdono il posto di lavoro. I sindacati denunciano. La Lega Nord accusa (e non da ora).
Andiamo avanti. Qualcuno, compreso il sottoscritto, timidamente suggerisce di puntare sul cargo, settore che poi potrebbe trainare il passeggeri. L’Aeroporto delle Marche è un avamposto commerciale rispetto ai Paesi e ai Mercati dell’Est. La risposta del management? State zitti, non ci capite niente, lasciate fare a noi.
Sempre qualcuno, compreso il sottoscritto, auspica un coordinamento, un colloquio, una collaborazione tra porto di Ancona, Aeroporto e Interporto di Jesi. Sembra una cosa logica, la celebre Piattaforma Logistica con la quale tanti (troppi) si riempono la bocca. "Per carità - risponde il solito management - siamo in reciproca concorrenza".
Ultime battute. Ai primi giorni di ottobre, si dimette il presidente Cleto Sagripanti. Dice che vuole tornare ad occuparsi del suo calzaturificio e che lui e il direttore hanno svolto un ottimo lavoro di risanamento dei conti. A metà mese scoppia lo scandalo (o scandaletto) Morriale. Il direttore viene indagato per peculato e viene sospeso dalla Regione. Alla faccia dell'ottima gestione.
E arriviamo all'oggi. La Regione nomina, in tutta fretta, Giovanni Belluzzi, un professore commercialista (in pratica “factotum”).
Mission: stabilizzare i conti. Va di moda, siamo in tempi di spending review.
Domande.
Ma i manager (quelli veri) non ci stanno anche per una oculata amministrazione e dirigere, al tempo stesso, strategie di sviluppo? O sono identificati, da certa cultura, solo come spendaccioni?
E poi, risparmiare. Sì, è la regola. Ma allora perché si propone, contemporaneamente, un aumento di capitale di oltre 2 milioni di Euro (già opzionati dalla Regione Marche)?
Non capisco, non vedo, non sento. E intanto gli operai restano senza stipendio.
Nb. Leggo sui giornali di oggi che i vari Spacca, Luchetti, Giorgi & co. iniziano a parlare la mia stessa lingua. Sui giornali però, Falconara viene oscurata. Non mi interessa la visibilità. Sperò solo che questa folgorazione dei politici regionali non sia di facciata ma apra lo scenario che auspico (non da solo) da tempo.
